LA NEVROSI DEL POTERE

 

LA NEVROSI DEL POTERE

 

 

Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan in una scena del

film: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

 

 

di Ivan Battista

 

In ambito psicologico per nevrosi s’intende una sofferenza psichica del soggetto che origina, di consueto, da un conflitto inconscio e dà come risultato un comportamento non equilibrato nei confronti dell’ambiente e del socius. Le manifestazioni maggiori di tale afflizione consistono, dunque, in problematicità di relazione con situazioni, gruppi sociali o singole persone. Il suo minimo comun denominatore è l’ansia.

Fu lo straordinario, insigne medico e chimico scozzese William Cullen a coniare, nel 1769, il termine nevrosi riferendosi a disordini psichici procurati da una complessiva alterazione del sistema nervoso. Modificazione in grado di provocare, a diversi ordini e gradi, malessere alla persona.

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IL MITO DI ULISSE NEL VIAGGIO DELLA PSICOTERAPIA

IL MITO DI ULISSE NEL VIAGGIO DELLA PSICOTERAPIA
 
 
 
 
Video della conferenza tenuta l'11 gennaio 2019, presso la Libreria "Punto Einaudi" di Via Labicana n. 114, a Roma, da Francesco Frigione nel programma delle "Conversazioni del Centro Studi di Psicologia e Letteratura fondato da Aldo Carotenuto"
 
LINK
 
<https://www.facebook.com/CentroStudiPsicologiaLetteratura/videos/374999529728486/> 

PSYCHO: DISSOCIAZIONE, AMORE E MORTE

 

 

 

PSYCHO: DISSOCIAZIONE, AMORE E MORTE

I SEMINARI PSICOANALITICI DI FRANCESCO FRIGIONE

 

 

 

Venerdì 26 ottobre 2018 - Ore 18:30

 

Cioccolateria Fascino napoletano

Via Tolemaide, 14, 00192 Roma - Fermata Metro A Ottaviano/San Pietro

Ingresso libero e consumazione al tavolo (€ 5,00)

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OPEN DAY DI PSICODRAMMA ANALITICO JUNGHIANO

OPEN DAY DI PSICODRAMMA ANALITICO JUNGHIANO

 

 

 

ORIENTE/OCCIDENTE

VIA ANDREA DORIA, 40/A

00192 ROMA

ORE 15:00-17:30

SABATO 15 DICEMBRE 2018

 

Incontro aperto di psicodramma analitico junghiano a cura di:

 

 

 

 

 

 

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LA BELLA ETÀ

LA BELLA ETÀ

 

 

Carl Gustav Jung

 

diIvan Battista

 

                                            «(…) Penso, perciò, che sia meglio, per una persona anziana,

continuare a vivere. Guardare avanti con attesa al giorno dopo, come se avesse secoli davanti a sé (…)»  

Intervista di John Freeman a Carl Gustav Jung nel programma BBC Face to Face, 1959

 

Gli anziani come me devono vivere la vita come se non finisse mai. Come me; intendo dire con la mentalità di chi si sorprende a stupirsi per le cose che ancora riesce ad apprendere.

Leonardo da Vinci, morì ad Amboise, tra le braccia del re di Francia Francesco I che, in lacrime, lo chiamava “padre mio”. Anche Leonardo sembra che piangesse, ma non per paura della morte che sentiva imminente (mori a 67 anni, oggi sarebbe considerato un “giovane” anziano) bensì perché si rendeva conto che non avrebbe più potuto esplorare e conoscere le leggi della natura che costituivano, per lui, la base dello scibile umano e dell’arte nonché il suo principale interesse. Leonardo era uomo del rinascimento, quello straordinario periodo storico, e soprattutto culturale, che poneva al centro dell’universo l’Anthropos e non più Dio. 

 

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