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Altro: La Sicilia come metafora, a Buenos Aires
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Istituto Italiano di Cultura
Oficina Cultural de la Embajada de Italia
M. T. de Alvear 1119 3º - Buenos Aires C1058AAQ Tel. 52526800
Mayo 2010
ACTIVIDADES CULTURALES
circulo de lectores
Miércoles 19 | 18.30 hs.
Letture italiane: La Sicilia come metafora
A cargo de la profesora Luciana Zollo
EN ITALIANO
Lecturas de L. Pirandello, G. Tomasi di Lampedusa, V. Brancati, G. Bufalino, V. Consolo, L. Sciascia e A. Camilleri.
Cada encuentro consistirá en la presentación de un autor y de su obra, con un espacio de lectura conjunta y el soporte de guías de lectura especialmente creadas por la profesora para que los participantes puedan realizar después en forma individual la lectura de los distintos textos propuestos. Los encuentros tendrán una frecuencia mensual, de abril a noviembre.
Istituto Italiano di Cultura
Reserva telefónica: 5252-6800
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Beige
Gino Strada
Le bombe non portano idee
arrivano in nome del bene
assieme a promesse di pace
per fare giustizia sul male
ma lasciano strazio e terrore
distruggono case e lavoro
invalidi invidiano i morti
chirurgo rappezza gli storpi
le mani sue contro la guerra
antoniobruni.it
11 dicembre 2002 pubblicata sulla prima pagina di “Il Popolo” e poi in “Il quotidiano in versi” http://www.antoniobruni.it/Il_quotidiano_in_versi.htm
Antonio Bruni , Monica Burgio, Manlio Pinto Giuseppe Manfridi, Annalisa Picconi, Roberto Agostini. Loredana Martinez Raffaele Aufiero Antonio Tramontano Barbara Chiesa Gerry Gherardi Renato Greco, Maria Teresa Dal Medico,Vittorio Nocenzi, Olga Dirda, Zurab Mikladze, Daniele Lo Monaco, Stefano Sparapano, Stefano Vigilante, Stefano Bagliano, Erich Oskar Huetter, Andrea Coen, Nino Bizzarri,Tatti Sanguineti, Franco Nero, Lino Patruno, Fabio Campoli, Flavio Colusso, Daniel Monzon, Stefano Vigilante, Raffaele Castria,Guido Crainz, Italo Moscati, Riccardo Calimani, Luigi Le Voci
i protagonisti degli eventi di Libri - Musica - Cinema - Arte- Teatro - Storia a Roma, Pordenone, Ferrara, Acri
per informazioni su ogni invito leggere l'allegato;
se non si vuole più ricevere questa email, rispondere:cancella; potete farla girare e comunicarmi indirizzo email per riceverla direttamente
prego di inviarmi le segnalazioni in termini completi con un allegato in formato leggero o word;
venerdì 23 aprile ore 21 Teatro dell'Ascolto via Veientana 5A Roma
Ensemble Sol Artium in concerto
Antonio Bruni voce recitante , Monica Burgio soprano, Manlio Pinto pianoforte
Amore in musica e poesia
Musiche di Bizet, Mozart, Saint Saens,Tosti, Liszt, Chopin, Bellini, Ranzato, Lehar
poesie di Antonio Bruni
fino al 25 aprile Teatro Due vicolo Due Macelli 37 Roma
Loredana Martinez in
Corsi, ricorsi (e concorsi) di Raffaele Aufiero
con Antonio Tramontano Barbara Chiesa Gerry Gherardi
fino al 25 aprile ore 21 Teatro l'Orologio Roma
Annalisa Picconi in
Scarti Nobili: Beatrice Cenci di Roberto Agostini
martedì 27 aprile ore 21 Villa Lante al Gianicolo Roma Orecchio di Giano presenta il concerto Pan con Stefano Bagliano flauto, Erich Oskar Huetter cello, Andrea Coen clavicembalo e pianoforte
martedì 27 aprile Cinema Azzurro Scipioni Roma
DOC FEST Appuntamento con il documentario
ore 21 L'uomo senza dimora di Nino Bizzarri ore 22 Cipputi Gino di Tatti Sanguineti ingresso gratuito
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giovedì 29 aprile ore 12,30-15,30 Università Cattolica di Milano Master di giornalismo
Italo Moscati presenta il suo libro Hitchcock Il laboratorio dei brividi (Ediesse-Eri)
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lunedì 3 maggio ore 21 serata unica Teatro Vittoria Roma
Dieci partite atto secondo Pisa-Roma 1-2 13 marzo1983 di e con Giuseppe Manfridi
da un'idea di Daniele Lo Monaco regia di Stefano Sparapano
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lunedì 3 maggio ore 20 Cinema Embassy via Stoppani Roma Parioli anteprima del film Angelus Hiroshimae di Franco Nero partecipano Lino Patruno con la sua jazz band e lo chef Fabio Campoli ingresso gratuito con offerta libera a favore del Villaggio Don Bosco di Tivoli
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martedì 4 maggio ore 18,30 Chiesa di Sant’Ignazio Roma
Concerto per Matteo Ricci diretto da Flavio Colusso Ensemble Seicentonovecento e Cappella Musicale di San Giacomo
dal 12 al 30 aprile Casa dell’Architettura, Ex Acquario Romano, Piazza Manfredo Fanti 47, Roma
Sinan, il Michelangelo ottomano mostra fotografica
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BEIGE
a cura di Antonio Bruni
Antonio Bruni Monica Burgio Manlio Pinto Sergio Nicolai, Susanna Marcomeni, Pamela Villoresi, Giuseppe Manfridi, Patrizia Zappa Mulas, Giancarlo Cauteruccio, Annalisa Picconi, Roberto Agostini. Renato Greco, Maria Teresa Dal Medico , Vittorio Nocenzi, Olga Dirda, Zurab Mikladze, Italo Dall'Orto, Beppe Menegatti, Paul Chalmer, Roberto Cominati, Andrea Noferini, Bruno Gambarotta, Italo Moscati, Alberto Barbera, Daniele Lo Monaco, Stefano Sparapano, Riccardo Calimani, Anna Manna, Gilberto Mazzoleni, Giuliano De Luca, Luigi Le Voci, Florestano Vancini Fabio Micolano, Michele Mellara e Alessandro Rossi
i protagonisti degli eventi di Libri - Musica - Cinema - Arte- Teatro - Storia
per informazioni su ogni invito leggere l'allegato;
se non si vuole più ricevere questa email, rispondere:cancella; potete farla girare e comunicarmi indirizzo email per riceverla direttamente
prego di inviarmi le segnalazioni in termini completi con un allegato in formato leggero o word; www.antoniobruni.it
martedì 30 marzo ore 21 Teatro Nazionale via del Viminale 51 Roma
Susanna Marcomeni, Sergio Nicolai, Italo Dall'Orto
i Danzatori del Teatro dell'Opera, pianista Roberto Cominati, violoncellista Andrea Noferini in
Chopin racconta Chopin da George Sand
regia di Beppe Menegatti coreografie di Paul Chalmer
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martedì 30 marzo ore 21 Cinema Azzurro Scipioni v. Scipioni Roma DOCFEST presenta appuntamento con il documentario
Florestano Vancini di Fabio Micolano
Un metro sotto i pesci di Michele Mellara e Alessandro Rossi Ingresso gratuito
dal 27 marzo al 5 aprile Roma vari teatri
DivinaMente Roma Festival della Spiritualità
diretto da Pamela Villoresi
venerdì 16 aprile ore 21 Caffé Freud via Angelo Poliziano 78 Roma
Ensemble Sol Artium in concerto
Antonio Bruni voce, Monica Burgio soprano, Manlio Pinto pianoforte
Eros tra canto e versi
Musiche di Mahler, Schubert, Bizet, Mozart, Saint Saens,Tosti
poesie di Antonio Bruni
@@@@@@@@@ dal 6 al 16 aprile, orari vari, Teatro India lungoTevere Gassman Roma
Patrizia Zappa Mulas in
Medea e la luna
tratto da Corrado Alvaro regia di Giancarlo Cauteruccio
dal 7 al 25 aprile oe 21 Teatro l'Orologio Roma
Annalisa Picconi in
Scarti Nobili: Beatrice Cenci di Roberto Agostini
Giovedì 8 aprile 10, ore 18 Circolo dei Lettori, Torino, via Bogino 9
Bruno Gambarotta e Alberto Barbera presentano il libro
Fellini & Fellini di Italo Moscati editore Ediesse
Sabato 10 Aprile ore 9-12 Ex Vetrerie Sciarra Via dei Volsci Roma
Facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza presenta il progetto
Novantanove poeti per L'Aquila
a cura di Gilberto Mazzoleni e Anna Manna
martedì 13 aprile ore 21 serata unica Teatro Vittoria Roma
Dieci partite Lazio-Roma 1998 di e con Giuseppe Manfridi
da un'idea di Daniele Lo Monaco regia di Stefano Sparapano
fino al 30 aprile Teatro Greco via Leoncavallo 10 Roma
Malgré tout coreografia jazz di Renato Greco e Maria Teresa Dal Medico con Olga Dirda e Zurab Mikladze orchestrazione di Vittorio Nocenzi
17-27 aprile Museo Ebraismo Italiano Ferrara
diretto da Riccardo Calimani
Festa del Libro Ebraico in Italia
dal 9 (inaugurazione ore 18) al 30 aprile Museo delle Mura via di Porta San sebastiano 18 Roma
Mostra fotografica Stop all'abuso sulle donne
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dal 20 marzo al 3 aprile Galleria Fanizzi via Montegrappa 99 Montebelluna
Energia e oltre
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Altro: CASO MARRAZZO E DINTORNI
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NUMERO SPECIALE
DEL 13 DICEMBRE 2009

di Fabrizio Marchi
« La vita privata di un uomo pubblico è anch’essa pubblica. Un uomo pubblico ha dei doveri e delle regole da seguire che un qualsiasi altro cittadino non ha. ».
Sono le parole di Massimo D’Alema, di fatto l’uomo forte del maggior partito di “sinistra” italiano. A cui naturalmente hanno fatto il verso tutti gli altri leader del centrosinistra.
Quindi, secondo questo assioma, uno che viene eletto in una qualche istituzione, deve smettere di fare del sesso perché potrebbe essere filmato, ricattato ed esposto al pubblico ludibrio. E perché? Forse facendo sesso manipola gli appalti pubblici? Corrompe qualcuno? Entra in affari con la criminalità organizzata? Viene forse meno al mandato degli elettori che è quello di attuare il programma sulla base del quale è stato eletto e di governare con equilibrio e nell’interesse generale?
Siamo di fronte ad un gigantesco paradosso. Un esponente politico coinvolto in attività illecite, talvolta anche molto gravi, viene sostanzialmente dimenticato e col tempo può anche riciclarsi e ripresentarsi al cospetto degli elettori. Viceversa, un uomo pubblico coinvolto in un cosiddetto scandalo di natura sessuale non viene “perdonato”. Al contrario, viene esposto al pubblico ludibrio e distrutto, non solo sul piano politico, ma soprattutto su quello umano. Neanche assassini dichiarati, stragisti, terroristi, mafiosi, politici che hanno ordito trame eversive contro la Stato democratico sono stati sottoposti alla gogna e al massacro mediatico sistematico a cui sono state sottoposte persone coinvolte in scandali cosiddetti sessuali.
Un uomo come Valerio Fioravanti, ex terrorista dei Nar, reo confesso di dieci omicidi e condannato all’ergastolo per la strage di Bologna, può passeggiare serenamente dove gli pare e piace senza il timore di essere additato con disprezzo dai passanti. La stessa cosa non potrà farla Marrazzo , certamente non con la stessa serenità e disinvoltura, a meno che non si rassegni ai sorrisetti ironici, ai colpetti di gomito, alle battute sottovoce e spesso palesi che lo accompagneranno per tutta la vita appena avrà il coraggio di mettere il piede fuori del convento dove ha scelto di ritirarsi. Che se ne faccia una ragione.
Ma in fondo se lo merita. Invece di rivendicare il sacrosanto diritto di vivere la sua sessualità in assoluta libertà e trasparenza ha scelto di consegnarsi al “nemico”, di cospargersi il capo di cenere, proprio nella speranza di poter essere un giorno “perdonato”.
Ma perdonato di cosa? Ha commesso un omicidio o uno qualsiasi degli altri reati a cui facevamo cenno sopra?
In effetti un delitto lo ha commesso; quello di aver infranto le regole non scritte di quella che ancora ci ostiniamo a definire come la “morale pubblica”. O meglio, lui le regole le aveva seguite perché faceva tutto di nascosto. E avrebbe continuato a farlo, come tantissimi altri, se tutto fosse filato liscio. In quel caso, la stessa “morale pubblica” che ora lo condanna all’espiazione, lo avrebbe lasciato libero di praticare tutto il sesso che voleva.
Ma, essendo stato scoperto, ora è solo un colpevole che deve espiare la sua colpa. E qual è l’unico modo che ha per espiarla? Consegnarsi mani e piedi al suo carnefice, genuflettersi e chiedere perdono. Continuare insomma nella stessa recita ipocrita che lo ha obbligato a vivere clandestinamente la sua sessualità, vergognandosene pubblicamente, e che gli impone oggi di rinnegarla.
Avrebbe potuto fare ben altra scelta. (e questa, per quanto mi riguarda, è la sua vera unica colpa). Quella cioè di optare per una grande battaglia di libertà e laicità. Tanto più per un uomo di sinistra come lui professa di essere. Anzi, in questo modo avrebbe potuto continuare ad esercitare un ruolo attivo nella vita politica del paese, anche se non da una posizione di potere. Sarebbe potuto diventare un leader nella battaglia per i diritti civili e ricostruirsi una nuova e rinnovata immagine pubblica.
E invece sceglie la resa. Non riesce a sopportare la “vergogna”. Una “vergogna” da cui potrebbe completamente liberarsi se solo avesse il coraggio di rivendicare la sua libertà e di combattere quel sistema ipocrita che lo condanna prima all’umiliazione e poi all’espiazione. Non solo. Lo condanna all’abiura, a dover ammettere che le sue inclinazioni sessuali sono delle deviazioni e delle patologie, quasi come lo stupro, l’abuso dei minori, la pedofilia.
In fondo è una vittima di quello stesso sistema che prima di distruggerlo lo ha premiato facendolo diventare un uomo di successo. La sua fragilità psicologica lo porta a pensare che l’unica speranza di riconquistare una dignità personale e un minimo di ruolo pubblico (in un futuro remoto) possa essere nella sua totale assunzione di colpa. Insomma ciò che in altri contesti era l’autocritica o appunto l’abiura.
Fin qui la sua vicenda personale che però è emblematica.
Ma dove stanno i movimenti gay e omosessuali? Sono capaci solo di fare sfilate folkloristiche con parrucche, pennacchi, tette (siliconate), culi all’aria e carnevalate varie? Perché non si mobilitano ora? Non per la vicenda personale dell’uomo Marrazzo ma per tutto ciò, o meglio, contro tutto ciò che c’è dietro.
E la cosiddetta sinistra? Peggio mi sento. Totalmente incapace di produrre un autonomo e alternativo progetto politico, ridotta ad attaccare Berlusconi sul piano del gossip, delle veline, delle escort (così si chiamano oggi le puttane professioniste) è ovvio che è costretta, in questo caso, a fare buon viso a cattivo gioco. D’altronde, se si criminalizza Berlusconi per queste vicende è chiaro che si deve fare altrettanto con Marrazzo, obbligandolo a dare le dimissioni. In questo modo si salva la faccia e si può continuare a recitare ipocritamente. Un po’ meno di Berlusconi, per la verità, il quale, a differenza di Marrazzo, un po’ per cultura, un po’ perché ha ben altra potenza, un po’ per menefreghismo, e un po’ per coerenza, diciamo la verità, con il suo modo di essere e di esistere, se ne guarda bene dal ritirarsi in un convento e dal fare pubblica ammenda dei suoi comportamenti sessuali.
E poi, ormai lo hanno capito anche i più sprovveduti, la “sinistra” sta lavorando alla Santa Alleanza con ampi settori cattolici, con L’UDC di Casini, probabile premier di uno schieramento di centrosinistra eventualmente vincente, e quindi con il Vaticano o pezzi importanti di questo, con la Confindustria e con alcune banche (rilevanti), con l’obiettivo (legittimo) di mandare a casa Berlusconi e tornare a governare, sia pure in posizione subalterna nei confronti dei suoi alleati. Ma questo è un problema secondario che D’Alema, Bersani e compagnia cantando danno per scontato.
Figuriamoci allora se hanno la voglia di mettersi a fare una battaglia in difesa dei principi di laicità e libertà. Queste sono cose che si dicono ma poi, quando c’è l’occasione concreta di battersi per quelle che dovrebbero essere le proprie idee, si mette la testa sotto la sabbia e ci si accoda al senso comune, cioè a quella ipocrisia rivoltante che pervade la società italiana e che da sempre domina incontrastata.
La sinistra è peggio della destra da questo punto di vista. Il suo tasso di ipocrisia è sicuramente maggiore.
Possibilità che la situazione possa mutare? Francamente ne vedo pochine, non sono un ottimista, lo ammetto. Le classe politica, lungi dall’essere una “casta” separata da tutto il resto, come è stata ultimamente definita, è invece lo specchio fedele della cosiddetta società civile.
Dall’altra parte, gli “intellettuali”, hanno ormai da molto tempo abdicato al loro ruolo, cioè quello di essere delle voci critiche e fuori dal coro. Chi per opportunismo (la maggior parte), chi per paura, chi per stanchezza, sono più o meno quasi tutti subalterni ai dettami dell’ideologia dominante.
Non rimane che batterci. Non siamo in grado di vincere ma possiamo preparare il terreno per una successiva riscossa. Un po’ come fu per gli Spartani alle Termopili.
NOTA INFORMATIVA SULL’AUTORE
Fabrizio Marchi è nato a Roma il 09/11/1958 e laureato in Scienze Politiche e in Filosofia. Giornalista-pubblicista si è occupato di relazioni istituzionali, di politica internazionale e della gestione di uffici stampa. Ha collaborato, in qualità di responsabile della comunicazione, con la rivista Oasis. Ha lavorato, per Avvenimenti, come inviato in Palestina, e come addetto stampa del Consiglio Provinciale di Roma. Ha pubblicato il saggio dal titolo "Le donne: una rivoluzione mai nata" (2007, Mimesis Edizioni) ed è ora nelle librerie il suo prossimo libro di narrativa "Non ero il solo" (2009, Mimesis Edizioni).
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Altro: JOBBIK E POLIZIA UNGHERESE
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Budapest, 23 ottobre 2009: schieramenti di polizia e manifestazione degli Jobbik, in occasione delle celebrazioni della rivoluzione del 1956.

photo by Vincenzo Basile
Reportage fotografico di Vincenzo Basile
Articolo di Francesco Frigione
Budapest, Ungheria, 23 ottobre 2009. La polizia schierata in assetto di guerra lungo il percorso della manifestazione degli aderenti allo Jobbik (abbreviazione di Jobboldali Ifjúsági Közösség-Jobbik Magyarországért Mozgalom, ossia “Alleanza dei Giovani di Destra - Movimento per una Migliore Ungheria). Quello Jobbik è un partito di destra radicale, di ispirazione cristiana e nazionale, fondato nel 2003. Al suo vertice stanno il capo del partito, Gábor Vona, e la avvenente e dinamica femminista Krisztina Morvai, capolista degli eurodeputati. Proprio alle recenti europee il partito Jobbik ho ottenuto uno straordinario successo, che gli consente di occupare tre seggi a Strasburgo, in virtù del 15% di preferenze accordategli dall’elettorato.
Questa forza politica è cresciuta assai rapidamente, cavalcando il malcontento popolare con formule razziste e fomentando un nazionalismo populista, soprattutto in chiave anti-Rom. Gli zingari, infatti, sono presenti in alta percentuale sul territorio ungherese (10% circa della popolazione) e la convivenza con gli altri gruppi non è delle più quiete. Bisogna rammentare, a tale proposito, che, antropologicamente, l’Ungheria è formata da un insieme di minoranze il cui vero denominatore comune è rappresentato dalla lingua, un idioma assai particolare, di ceppo ugro-finnico.
La fortuna del partito Jobbik la si può in gran parte attribuire, in sostanza, alle patenti responsabilità del governo di sinistra (formato da membri del Partito Socialista, Mszp), nelle cui fila si sono riciclati, in chiave affaristico-liberista, vecchi poteri forti dalla nomenclatura comunista. Ciò ha prodotto delle conseguenze rilevanti, soprattutto se si confronta la situazione magiara con lo sviluppo delle limitrofe Polonia e Repubblica Ceca, nazioni sottoposte al medesimo processo storico di resurrezione post-comunista ed integrazione europea: l’Ungheria è, invece, afflitta da una perdurante crisi, caratterizzata da forti sperequazioni economiche e una crescente disgregazione sociale.
Eppure non è facile rendersi conto delle difficoltà degli abitanti, al primo sguardo dato alla capitale, poiché ciò che colpisce il visitatore è, innanzitutto, il fascino dei suoi eleganti boulevard, l’eleganza raffinata dei decori, il nitore dei suoi quartieri fin de siecle, quasi totalmente ristrutturati, la svettante arditezza dei ponti che attraversano il maestoso Danubio e la vivacità della sua smagliante gioventù, innamorata di musica e arte. La povertà non appare subito evidente e va colta nelle pieghe, mentre la miseria maggiore si addensa nella pur curata, ma poco visitata, campagna.
Le foto del nostro inviato a Budapest, Vincenzo Basile, ci raccontano del confronto a distanza tra polizia e Jobbik che quest'anno, fortunatamente, non è sfociato in violenza (il movimento possiede anche una regolare milizia, che veste inquietanti camicie brune e gira armata di manganelli). L'anno passato, invece, gli scontri di piazza furono feroci, con le forze dell'ordine che caricavano e sparavano lacrimogeni ad altezza d'uomo. I fatti si verificarono proprio in occasione della medesima ricorrenza: l'insurrezione rivoluzionaria del 1956, schiacciata senza pietà dai carri armati sovietici. Ciò accadde nell’assoluta inerzia dei paesi occidentali, i quali, in virtù degli accordi di Yalta e del conseguente ordine mondiale (che prevedeva la ripartizione in due dell'Europa tra gli opposti schieramenti della N.A.T.O. e del Patto di Varsavia), non risposero ai disperati appelli di aiuto lanciati dal popolo ungherese.
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