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Antropologia: L’AMICIZIA

 

 

 

Pierre-Auguste Renoir Bal au moulin de la Galette (dettaglio)

 

 

di Francesca Grimaldi

 

In quasi tutte le culture, pur nelle varie diversità concettuali, ciò che accomuna la definizione di amicizia è il considerarla come un rapporto alla pari, in cui il rispetto e la stima reciproca sono condizioni imprescindibili di una relazione in cui nessuno prevarica sull’altro, nessuno pretende dall’altro, ma ognuno è pronto a darsi.

L’amicizia è stata considerata in ogni epoca una delle esperienze umane fondamentali, tuttavia è uno dei sentimenti che più ha risentito delle trasformazioni culturali. Nell’epoca classica era, infatti, concepita come un sentimento etico, rivolto al bene dell’altro, una virtù e un modello della stessa associazione politica. Il rispetto reverenziale ed i sentimenti di stima e fiducia dell’amicizia erano diretti verso la res publica. Per gli antichi romani, popolo, molto pratico e poco portato ad enfatizzare i sentimenti umani, equivaleva alla “sodalitas”, cioè alla solidarietà fra gruppi di individui - detti “sodales” - accomunati da uno stesso scopo pratico da raggiungere, come ad esempio i legionari impegnati nelle campagne di conquista. Bruto, ad esempio,  disse: “Se c’è qualcuno in questa assemblea che era amico di Cesare, a lui dico che Bruto era a Cesare amico quanto lui. Se l’amico domanda: “Perché Bruto insorse contro Cesare?”, questa è la mia risposta: “Non che amassi di meno Cesare, ma che amavo Roma di più”.

Anche nella cultura greca il sentimento dell’amicizia era secondario rispetto all’amore per la politica. Lo stesso Aristotele si riconobbe amico di Platone, ma antepose a tale sentimento la sua amicizia ed il suo rispetto per la verità. Il filosofo greco, inoltre, ha scritto diffusamente su questa tematica, lasciando pagine memorabili. “L’amicizia è una virtù o s’accompagna alla virtù; inoltre essa è cosa necessaria per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni  [...] (tratto da Aristotele, Etica Nicomachea libro VIII, cap. 1, pp. 193-194)

La cultura cattolica ha poi mutato il concetto di philìa: l’amicizia non era più un sentimento che anteponeva gli interessi pubblici a quelli individuali, ma si era trasformato in una apprezzata condizione umana in cui il rispetto, insito nel concetto di amicizia, era concepito come deferenza, e devozione assolute verso Dio. Secondariamente, il rispetto e l’amicizia dovevano essere rivolti verso i propri simili per affermare l’ alleanza e la pace fra i popoli. Per il cattolicesimo bisogna amare il prossimo come se stessi e Dio sopra ogni cosa. “Trova il tempo di essere amico: è la strada della felicità” sostenne Madre Teresa di Calcutta in una celeberrima frase che compendia il significato cattolico dell’amicizia.

Sia nella cultura classica che in quella cattolica, l’amicizia ed il rispetto vengono concepiti come bisogni, necessità fondamentali per l’essere umano, nella cultura classica per la costituzione dell’ordine sociale, in quella cattolica per affermare la giusta sottomissione e devozione a Dio e per proclamare i concetti cristiani di alleanza e di pace fra i popoli.

Nelle società maggiormente emancipate, l’amicizia si trasforma in un rapporto basato sul piacere e non sul bisogno, una stima, un rispetto, una disponibilità vicendevoli, ma nell’assoluta reciproca libertà. Nel concetto attuale di amicizia, essa è percepita come un sentimento privato, su cui governano le norme della condotta più importanti, come quelle della morale e degli interessi pubblici. Un gruppo di amici viene considerato composto da due o più persone gratificate dallo stare insieme da sentimenti di cameratismo, esclusività e reciproco interesse. Ci sono varie “gradazioni” e “sfumature” nei modi di intendere questo sentimento, tanto che, nelle varie culture, ci sono da sempre stati diverse modalità di considerare e manifestare l’amicizia.

In Russia, ad esempio, è usanza accordare a pochissime persone la qualifica di amico. Solo fra amici ci si chiama per nome (o col diminutivo) mentre fra semplici “conoscenti” ci si chiama usando il nome completo, a cui si aggiunge anche il patronimico.

 

Questo breve excursus storico e antropologico dimostra come ciò che possiamo provare e sentire, le geometrie del nostro animo, non sono solo l’effetto di moti interiori, ma il risultato dei modi di vita e dei concetti che ci caratterizzano. Lo spazio dei sentimenti non è solo quello della nostra mente, ma quello del mondo in cui viviamo, della storia e della morale, degli ideali e dell’immaginazione di un’epoca.

E’ tuttavia indispensabile inquadrare l’amicizia da un punto di vista psicologico, poiché essa riveste un ruolo rilevante nello sviluppo dell’identità dell’essere umano. Infatti, nella formazione dell’identità individuale, le amicizie vengono dopo il rapporto con i genitori e prima dei legami di coppia che si stabiliscono alla soglia della maturità. Nel periodo che intercorre fra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta, gli amici sono spesso la componente più importante della vita emotiva dell’adolescente, e spesso il legame raggiunge un livello di intensità mai più eguagliato in seguito.  Le relazioni amicali dell’adolescente rappresentano il più importante oggetto di riferimento normativo e  di confronto sociale nella costruzione dell’identità e sono vissute come un sostegno strumentale ed emotivo in grado di incidere nella costruzione della propria reputazione e della propria visibilità sociali.

Gli amici  fanno conoscere all’adolescente le strategie che gli altri usano per affrontare problemi e per osservare quali effetti sono in grado di produrre, permettendo di valutare in modo autonomo, al di là del controllo degli adulti, il proprio comportamento e le proprie scelte .

Ma l’amicizia è un sentimento cruciale anche in fasi di vita più tardive.

Per Eric Fromm l’amicizia, così come l’amore, è espressione di maturità umana. Infatti egli sostiene che sentire l’amore come un atto di dare, presuppone la conquista di un atteggiamento prevalentemente produttivo: l’individuo ha vinto l’indipendenza, l’onnipotenza narcisistica, il desiderio di sfruttare gli altri e ha preso fiducia nelle proprie capacità umane. Nella misura in cui queste qualità mancano, egli ha paura di dare se stesso, e quindi di amare. Per Eric Fromm l’amicizia, si fonda sempre sul carattere attivo, sull’elemento del dare e comporta la presenza della premura (o cura), della responsabilità, del rispetto e della conoscenza.

Cura e interesse dell’altro implicano un altro aspetto dell’amicizia: quello della responsabilità. Per responsabilità si intende la risposta al bisogno, espresso o inespresso, di un altro essere umano. Essere “responsabile” significa essere pronti e capaci di “rispondere”. La persona che sa essere veramente amica risponde, si sente responsabile dei suoi simili, così come di se stesso. Ma nella visione dell’autore, la responsabilità potrebbe facilmente deteriorarsi nel dominio e nel senso di possesso, se non fosse per una terza componente dell’amicizia: il rispetto. Esso denota, nel vero senso della parola (respicere = guardare), la capacità di vedere una persona com’è, di conoscerne la vera individualità. Il rispetto esclude lo sfruttamento.

Fromm ritiene l’amicizia la forma più fondamentale d’amore: l’amore fraterno.  L’amicizia, nella visione di questo autore, si manifesta attraverso il senso di responsabilità, le premure, il rispetto, la comprensione per il prossimo, ed è caratterizzata dall’assenza di esclusività. Se il soggetto ha sviluppato la capacità d’amare non può fare a meno di voler bene ai suoi fratelli. Nell’amore fraterno c’è il desiderio di fusione con tutti gli uomini, c’è il bisogno di solidarietà umana. L’amore fraterno si fonda sul principio dell’unione con i propri simili. Le differenze di talento, d’intelligenza, di comprensione, sono trascurabili in confronto a quello che c’è in comune tra tutti gli uomini. Nella teoria dell’autore psicoanalitico,  per sentire questa uguaglianza è necessario penetrare dalla superficie in profondità. Se un soggetto percepisce un altro essere solo in superficie, sente le differenze che li separano. Se penetra in profondità, percepisce la loro uguaglianza, ciò che li rende fratelli. Questa è comunicazione profonda anziché superficiale.

L’amore fraterno, per quest’autore, è amore tra esseri simili; ma, in realtà, anche tra simili che non sono sempre “simili”:  l’amore per l’essere indifeso, l’amore per il povero e per lo straniero, sono il principio dell’amore fraterno. Amare la propria carne e il proprio sangue non è una conquista. L’animale ama i suoi piccoli e li cura. Il debole ama il suo padrone poiché la sua vita dipende da lui; il bambino ama i suoi genitori poiché ha bisogno di loro. Solo l’amore disinteressato è un sentimento maturo, completo. È significativo, nel Vecchio Testamento, il fatto che l’oggetto d’amore dell’uomo sia il povero, lo straniero, la vedova e l’orfano, ed eventualmente, anche il nemico, l’egiziano e il sodomita. Con la compassione per il debole, l’uomo comincia a sviluppare l’amore per il fratello; e nel suo amore per se stesso, ama anche colui che ha bisogno di aiuto, l’essere umano fragile ed insicuro. La compassione implica la comprensione e la fraternità. “Voi conoscete il cuore di uno straniero” dice il Vecchio Testamento “perché eravate stranieri nella terra d’Egitto... di conseguenza, amate gli stranieri.”

In conclusione di questa dissertazione sull’amicizia, è doveroso riportare un pensiero del Dalai Lama che rispecchia pienamente la concezione di amicizia -intesa come espressione di maturità umana-  espressa da Eric Fromm: “Non ho alcun dubbio che tutti gli esseri umani siano simili a me, che sperimentino le stesse emozioni, le stesse aspirazioni, gli stessi timori. Quel che ci accomuna è più forte di quel che ci distingue, molto più forte. Ed è proprio perché sembrano diversi che la nostra comune natura mi balza agli occhi con più forza. Tutte le teorie naziste, o cultural-razziste, che la storia del mondo ha visto succedersi, sono assurde e nefaste: conducono solo a sanguinosi vicoli ciechi. Soprattutto oggi, quando ci giungono immagini da ogni parte della terra, la nostra unità profonda mi sembra evidente. Ogni nuova istituzione dovrebbe prenderla come punto di partenza, come base.”

 

 

 

 

 


Postato da direttore il Venerdì, 19 febbraio @ 01:35:12 CET (172 letture)
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