Natale 2009, neve in val Padana. Il Nord e Sud d’Italia sembrano ancora più divisi dal clima: il termometro segna 21 gradi °C quando parto da Roma-Termini ma, qualche ora dopo, all'arrivo a Milano, indica poche tacche sopra lo zero.
Lungo il tragitto incontro colture imbiancate e i primi effetti del disgelo: il ghiaccio discioltosi ha accresciuto la massa degli affluenti del Po, la Trebbia e il Ticino, inondando le campagne. A osservarlo dai finestrini azzurrati del treno il paesaggio sembra quello di un quadro di Breugel, placido, fiabesco, poetico. Per chi abita quelle rive, invece, la realtà deve essere ben più prosaica.
L'autostrada affianca per molti chilometri la ferrovia e, mentre io sfreccio e inseguo il riflesso delle luci interne al vagone e all’esterno il lampo del sole calante, scorgo composte colonne di autocarri e automobili avanzare lente sull'asfalto; trasportano merci e persone lungo il più nevralgico asse di comunicazione del Paese.
Nel riquadro della macchina fotografica tutto appare, però, occiduo e boreale, come se l’obiettivo catturasse più che scorci dello Stivale vastità del Baltico, luoghi che fino a oggi ho visitato con la fantasia, o svelasse, a me che ho attraversato gli Stati Uniti solo in piena estate, il loro volto ibernato e il tonfo sordo delle grandi solitudini americane.