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Cinema: INTERVISTA A ELEONORA GIORGI

Postato il di direttore

Cinema

 

Eleonora Giorgi (Foto di Vincenzo Basile, 2010)

 

di Vincenzo Basile

     Budapest, Giugno 2010 

Doppia esposizione di Eleonora Giorgi, sul palco dello storico cinema Puskin, per la presentazione del suo secondo film da regista “L’ultima estate”, ma anche su quello dell’Istituto Italiano di Cultura, per ricordare gli inizi della sua ultratrentennale carriera, sia nella commedia brillante che in ruoli drammatici: “L’ Agnese va a morire” , “Lo Scialo”, “Inferno”, il film del 1979, “Dimenticare Venezia“, al fianco di  Mariangela Melato ed Erland Josephson.

 

Eleonora Giorgi (Foto di Vincenzo Basile, 2010)

     L’attrice e regista racconta la sua carriera, il rapporto con l’attuale scena cinematografica italiana e straniera, la sua vita e il rapporto con i “diciottenni” che hanno animato la sua ultima fatica, girata tra Roma e Lampedusa.

Dai suoi esordi, assolutamente casuali e avvenuti quando era poco più che bambina, al film della celebrità ”Appassionata” con Ferzetti e la Muti. Poi Brusati, Manfredi, Lattuada, fino al David,la Grolla d’oro e il Nastro d’argento per “Borotalco”. Ma anche il lungo allontanamento dai set per realizzarsi  come madre per poi ritornare  provando la gioia di ritrovare il proprio pubblico, i registi e la gente del cinema da cui si era allontanata per scelta di vita.

 

Eleonora Giorgi (Foto di Vincenzo Basile, 2010)

«Ricevo mail da tutto il mondo, perfino dal Giappone, di gente che mi ringrazia ed esprime la sua gratitudine per quello che ha avuto dai miei film ed è questo che mi motiva ad accettare le nuove sfide professionali», non solo nel cinema ma anche nella scrittura, di cui dall’incontro con Andrea de Carlo ha intensificato la pratica. E poi racconta della nonna e della madre ungheresi che, nei primi anni trenta, si trasferirono in Italia dove «gli orologi non funzionano mai» e che, parlando dell’Ungheria, ancora non riescono a trattenere  lacrime di nostalgia. La stessa che prova lei ogni volta che vi ritorna e nella hall dell’aeroporto sente gli “Isten hozta” (benvenuta n.d.r.) di chi l’accoglie con emozione e gioia. Ma c’è anche il rammarico per l’andazzo tutto italiano di non utilizzare le attrici cinquantenni se non fino a quando non “rientrano” da  ottantenni per fargli fare le nonne, sprecando un patrimonio di esperienza che potrebbe invece fruttare impensabili risultati artistici,come avviene nel resto della cinematografia mondiale. E le  lobbies dei distributori, tra i principali responsabili della crisi del cinema italiano. Quando poi, però, descrive il suo cast di adolescenti, diventati maggiorenni proprio durante la lavorazione del film, il suo incontenibile entusiasmo per la vita, l’amore  e, naturalmente, il cinema, riaffiorano spontaneamente. «I due giovani protagonisti all’inizio delle riprese si detestavano ma dopo una settimana si è avuta, non si sa come, un’esplosione amorosa, inaspettata quanto travolgente per entrambi, e l’idillio si è protratto fino a qualche settimana fa’…».

Qualcuno le chiede del suo rapporto con Budapest … «Mi piacerebbe comprare una casa qui, come “buen retiro”,  ma poi penso che una vita è già così impegnativa da seguire, figuriamoci due…!».


 
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