Sport: Neanche in laboratorio….una Formula così!!
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Di Tamara Zenobi
Al quarto appuntamento con il Mondiale 2006 di Formula1 la Ferrari spadroneggia a Imola, con il tedesco che ha già collezionato 85 vittorie sulla sua strada, sebbene questa sia soltanto la prima della stagione. Parliamo di Michael Schumacher, che davanti allo spagnolo Alonso, ha condotto tutta la gara come un agguerrito, ma lucido, maestro d’orchestra.
La riuscita si poteva intuire già dalle prove libere, dove il ferrarista si è guadagnato la pole, su di un circuito che ricorda gradi lotte e grandi, incolmabili lutti. Quello di Ayrton Senna, accaduto il 1° maggio del 1994, è rimasto certamente, negli occhi e nel cuore di milioni di persone che di quella tragedia ne avvertirono la potenza devastante.
Quasi a mitigare la perdita, il tedesco ha scavalcato il brasiliano di una pole, proprio lì, proprio ad Imola, dove il mito di Senna sembrava echeggiare più per la sua disgrazia che per le sue grandi capacità. E come il destino ha voluto, ad esorcizzare e allontanare la tragedia di Senna, ci ha pensato Michael, che con la sua prima fila ha dato vita ad un’altra sfida, vincendola.
Abbiamo sperato molto durante le prove libere, noi tifosi del Cavallino, e sudato alla partenza, ma lui, Schumi, non ci ha deluso: perfetto dall’inizio alla fine, impeccabile come non mai, pulito, freddo e calcolatore, in un mondo improntato spesso sulla meccanica e sui suoi tempi.
Al suo fianco un agguerrito Button, che, durante il pit-stop, per un errore di un meccanico della sua scuderia, il quale dava il via con ancora il bocchettone della benzina inserito nella vettura, è stato costretto a perdere secondi preziosi, indietreggiando di molte posizioni.
In seconda fila, gomito a gomito i due brasiliani che compaiono nella storia della rossa: un Barrichello, in terza posizione, che da quest’anno ha passato lo scettro (si fa per dire!) del secondo della scuderia di Maranello, a Massa, nuovo compagno di squadra di Schumacher.
E proprio Massa che, facendo il suo dovere nei confronti della squadra, cerca di mantenere dietro la Renault di Alonso, dando modo al tedesco di guadagnare, giro dopo giro, preziosi secondi.
Al 15° giro, il primo pit-stop, quello di Button con la sua Honda, mentre Schumi si ferma solo al 20°, dopo aver maturato 1’25” di vantaggio. Il tutto sembra filare “come da copione”, soprattutto sapendo che il circuito di Imola è strutturato in maniera da far risultare il sorpasso, per i piloti, pressoché impossibile: quindi, chi sta avanti…vince!

Ma le strategia dei campioni, a volte, riesce a travolgere anche i risultati più scontati, o almeno ci prova.
Alonso decide di rimanere in pista altri 5 giri e porta la sua Renault a rosicchiare secondi, anche perché ora non c’è il tedesco a dettare le regole delle traiettorie. Scelta azzardata, visto che di carburante ne rimaneva molto poco e che le gomme erano oramai usurate!
Al 25° giro Alonso si fermava al pit-stop, ripartendo con carburante e con un treno di Michelin nuove. Si conferma che il coraggio del campione viene premiato; infatti, in pochi giri, riesce a tallonare Schumi, senza però mai azzardare un vero e proprio attacco.
Per gli altri piloti, resta solo la scia dei motori infuocati.
Come in un tira e molla, si ripetono le scene: al 40° giro il brasiliano rientra ai box per la seconda, realizzando una sosta di 6”7, contro quella del tedesco, che un giro dopo impiega 7”1.
La Ferrari è sempre prima, ma ora le distanze sembrano non esserci. Una dietro all’altra, si rincorrono, si studiano ad ogni tornante, ma il fato vuole che, a 4 giri dalla fine, Alonso commetta un banale errore, perdendo così, la scia del tedesco.
La danza del ferrarista dura altri 3 giri; la sua precisione lo portano a trionfare nel Gp di San Marino, sul circuito “Enzo e Dino Ferrari” di Imola.
Alonso, speranzoso fino alla fine, si “accontenta” di un secondo, ma meritato, posto. Sul podio, a brindare al terzo posto, c’è Montoya che, con la sua McLaren-Mercedes non ancora al meglio, ha guidato le fila degli inseguitori.
Per gli italiani, le speranze scemano quasi subito; Trulli con la Toyota, è fuori per un problema allo sterzo; Liuzzi, colleziona testa-coda, rimanendo nelle ultime postazioni; infine, il motore a nuova evoluzione, montato sulla Renault di Fisichella è vero flop, poiché, anziché garantire uno spunto migliore, ha portato l’italiano a rallentare, giro dopo giro, facendolo giungere soltanto all’ottava posizione.
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