L'INNESTO

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L’INNESTO

 

 

 

        Poesia di Luciana Zollo

 

 

Da un giorno all’altro. Percorso abituale.

In un locale di modeste dimensioni

e modesta apparenza, una nuova libreria.

Tra le casse schierate del fruttivendolo

con gli odori acidi dell’estate, a destra,

e i pannelli rosa della manicure,

che si propone gentile dall’altro lato,

una vetrina stracarica, promettente

e dimentica della vecchia insegna

soprastante, non ancora rimossa,

che recita “Ottica” e mostra occhiali enormi,

non a sproposito, a pensarci bene.

Sfavillano titoli pertinenti, in dialogo

con l’attualità, calamite di urgenza,

taciti garanti di eterno soccorso.

Riconosco volumi attesi, in lista

da tempo perché segnalati

dal tam tam semisegreto

delle idee vaganti, le piú forti.

All’interno, un giovane barbuto,

primo motore di questa costellazione

d’astri protetti da colori lucidati,

assicurati contro ogni furto di speranza.

Mi sorrido piantata nell’asfalto,

 con il ritmo cardiaco leggermente accelerato.

Sento tendersi il filo che mi unisce

a tanti e tanto. In fondo, a cosa serve

scoprire città nuove e camminare,

o ripercorrere pazienti la nostra,

se non a riconoscere posti come questo,

appena affiorante nel grigio del quartiere,

che da astuto giocatore propone

un’inattesa partita, con il rischio

di vuotarsi le tasche, e di riempirsi

la casa e gli scaffali, pur di non rinunciare

all’invito dell’esplorazione vagabonda,

del battito segreto, dell’innesto possibile?

Si rinnova la scommessa, il balzo

verso la cifra assorta e il suono d’altri mondi.

 

 

 

Buenos Aires, marzo 2019