LA MIA ESPERIENZA BRASILIANA

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LA MIA ESPERIENZA BRASILIANA

 

 

San Paolo del Brasile - manifesto diretto agli emigranti italiani

  

        di Maria Luisa Guantario

 

Nell’agosto del 2014 mi sono trasferita in Brasile; più precisamente a Recife - nello stato del Pernambuco a Nord-Est - per raggiungere mio marito, spintovi dal suo lavoro.

 

 

Una veduta della città di Recife, nello stato di Pernambuco

Dubbi, paure, perplessità mi avevano assalita mentre mi preparavo a quel drastico cambiamento: avrei trascorso lì diversi anni con mio figlio, che avrebbe frequentato la Prima Media nella locale Scuola Americana; soprattutto, mi sarei trovata in un immenso paese sconosciuto, che mi avevano descritto come pericoloso, di cui non parlavo la lingua.

 

 

Uno scorcio di Potenza (Basilicata)

 

Nonostante il 2013 fosse stato un anno interlocutorio, durante il quale mio marito aveva già cominciato a ben ambientarsi nel nuovo contesto ed io e mio figlio, rimasti a Potenza, in Basilicata, avevamo intensificato le lezioni d’Inglese – da brava insegnante, do molto valore all’istruzione scolastica – avvertivo ugualmente ansia scetticismo e diffidenza nel lasciare la mia tranquilla cittadina di provincia, il mio lavoro, le amicizie e gli affetti più cari.

Infine, sono partita.

 

 

Brasile, Rio de Janeiro - Cristo Redentore

 

C’è un detto che recita così: “quando vai in Brasile piangi, ma quando lo lasci, piangi due volte”. Se è vero che esiste il “Mal d’Africa”, c’è anche la “Saudade do Brasil” (il termine saudade significa letteralmente “nostalgia”, “malinconia”, ma è, in realtà, una parola difficile da tradurre ed esprime un sentimento che pervade integralmente l’esistenza brasiliana).

 

Olinda (Pernambuco) - danzatori di Frevo

 

 

L'incantevole spiaggia di Jericoacoara (Ceará)

 

Ora che la mia esperienza in questa grande nazione si è conclusa, devo ammettere che il Brasile mi è entrato nella testa e nel profondo del cuore, con le sue bellezze naturali, uniche al mondo, con il suo clima sempre dolce e temperato, con la cordialità sorridente di una popolazione crogiolo di provenienze etniche, ma anche con il

 

 

Ragazza con bimbo in braccio

 

 

Bambini di strada

 

 

Fogna a cielo aperto in una favela

(foto di Valter Campanato per Agencia Brasil)

 

 

Recife (Pernambuco) - Morro da Conceição

 

brutale enorme e apparentemente insormontabile divario tra ricchezza e povertà, con il contrasto tra grattacieli e le favelas, con il traffico assurdo e disordinato, ingolfato da mezzi di ogni genere (dai pedoni ai carretti, dai cavalli alle biciclette, dalle moto alle automobili, ai bus di ogni linea e dimensione), con la spropositata violenza delinquenziale sempre in agguato, con la repressione onnipresente - le squadre di polizia militare e civile sono in ogni angolo, anche e soprattutto agli ingressi dei supermercati, con le armi in bella vista.

 

 

San Paolo - truppe antisommossa della polizia 

 

 

Brasile, poliziotti nelle strade, armati fino ai denti

 

Io scrivo di quello che ho personalmente sperimentato e osservato a Recife, Olinda, Porto de Galinhas, nello stato del Pernambuco (che è uno dei più poveri, ma anche dei più caratteristici del Brasile), e poi a Belo Horizonte, nelMinas Gerais, (che è invece uno degli stati più civili ed evoluti) a Sud-Est, dove ho abitato fino a qualche tempo or sono...

 

 

Veduta notturna della città di Belo Horizonte

 

Se questo al lettore può non sembrare abbastanza, tenga presente che il Brasile è enorme - in pratica un continente - e che conoscerlo approfonditamente richiede enormi sforzi e tempo, oltreché prudenza negli spostamenti e negli orari di uscita, onde evitare d’incorrere in inutili pericoli.

 

 

Brasile - un'immagine dell'immenso paese

 

 

L’IMPATTO LINGUISTICO E COMUNICATIVO

 

 

La bandiera brasiliana, sulla quale campeggia il motto illuminista “Ordem e Progreso” (“Ordine e Progresso”)

 

Un paese lo si conosce solo vivendolo, addentrandosi nel territorio e rapportandosi alla popolazione con le sue problematiche.

Il primo impatto l’ho avuto, come chiunque si stabilisca in un contesto estero, con la lingua e la comunicazione.

Ho constatato assai presto che l’aver approfondito un po’ d’Inglese-americano, senza apprendere per nulla il Portoghese, non mi sarebbe stato utile!

I brasiliani, in genere, conoscono poco l'Inglese. La loro scuola, come la nostra, è carente nell'insegnamento dell’idioma; e se è vero che il Paese vanta tante scuole private di lingua, è anche vero che a frequentarle sono soltanto bambini e giovani di famiglie abbienti.

Io stessa, quindi, avevo difficoltà a comprendere la stentata pronuncia inglese dei brasiliani, almeno all'inizio.

Mi sono sentita costretta, perciò, a studiare il Portoghese, in contrasto con la mia tendenza iniziale: come ho spiegato, infatti, avevo abbandonato l’Italia carica di scetticismo e prevenzione, indispettita e controvoglia, ritenendo di poter vivere di rendita con l’Inglese; cosicché adesso mi toccava cominciare daccapo!

 

 

IL CELPE-BRAS

 

Ho iniziato a impratichirmi con la lingua, che, come tutte quelle romanze, è complessa. Sicuramente, però, mi ha aiutato l’essere italiana, il possedere una certa dimestichezza con le lingue straniere e, soprattutto, la forza della necessità!

Dire che adesso conosca benissimo il Portoghese sarebbe un’esagerazione; piuttosto, mi ritengo a un livello intermedio, B1, secondo i parametri del CELPE-BRAS, il Certificação de Proficiência em Língua Portuguesa para Estrangeiros, che è proprio un esame volto a stabilire i livelli di competenza e conoscenza linguistiche.

L’essere italiana all’inizio non mi ha agevolata, però, poiché molte parole si scrivono quasi come le nostre, ma con una pronuncia completamente differente; ed inoltre, esistono moltissimi “false friends” (“falsos conhatos” in Portoghese) tra le due lingue.

Cito alcuni esempi:

academia significa “palestra”, mentre palestra significa “discorso”, riunione in cui si conversa su di un determinato tema; acreditar, significa “credere”, non “accreditare”; apelido significa “soprannome”; aula significa ”lezione” e non “aula”, nel senso di luogo dove si svolge la lezione, appunto; burrosignifica “asino” e non “burro” che in Portoghese si dicemanteiga; subir significa “salire” e non “subire”, particular significa “speciale”, “privato”, “individuale” e non “particolare”.

 

 

IL PORTOGHESE BRASILIANO

 

I brasiliani sono molto orgogliosi di vivere nell’unico luogo dell’America Latina nel quale si parla Portoghese, a differenza degli altri il cui idioma è lo Spagnolo.

Sono anche molto fieri della loro lingua, che ritengono una delle più difficili al mondo.

 

 

Brasile - mappa dello stato del Pernambuco

 

Questo lo si nota molto nello Stato del Pernambuco, nel quale è assai radicato lo spirito di appartenenza.

I prestiti inglesi, solitamente adoperati anche nelle altre lingue, come Facebook, Internet, ketchup, light sono pronunciati alla “brasiliana”, come se fossero autoctoni, ovvero: Feisibuki, Interneti, kechupi, laiti con una prevalenza di finali in i, che da principio al nostro orecchio suona alquanto comica!

Altre parole, invece sono adoperate soltanto nel loro corrispondente portoghese: a titolo d’esempio, non computer, ma “computador”

Nella lingua, pertanto, appaiono estremamente conservatori.

 

 

Indipendenza del Brasile (1888), ad opera dell'Imperatore Pedro I

 

Facendo scalo a Lisbona, per tornare in Italia, colpisce da subito la differenza di pronuncia tra il Portoghese europeo e quello brasiliano, nonché la differenza di vocabolario, analogamente a quel che accade con l’Inglese britannico e l’americano!

Il Portoghese europeo appare più duro, mentre quello brasiliano risulta più dolce e melodioso.

Infatti, il Brasile divenne colonia dell’Impero portoghese nel 1500 e la lingua dei conquistatori, man mano, ha acquisito numerose parole indigene. Essendo inoltre un gigante territoriale, presenta cinque regioni linguistiche differenti, con un sotaque (“accento”, “inflessione”) diverso e, talvolta, parole differenti.

 

 

Villaggio di Tapuyos in epoca coloniale

(dipinto di Johann Moritz Rugendas)

 

 

SUDDIVISIONE TERRITORIALE DEL BRASILE

 

 

Cartina politico-amministrativa del Brasile

 

«Quando i portoghesi si insediarono in Brasile, il paese era popolato da indios. Fu condotto in catene, dall'Africa, poi, un grande numero di schiavi. Il Portoghese, l'Indio e il Nero, costituirono dunque, durante il periodo coloniale, le tre basi della popolazione brasiliana. Ma per quanto riguarda la cultura, il contributo portoghese fu di gran lunga il più noto.

 

 

Membri di una tribù india del Brasile

 

Durante molto tempo il Portoghese e il Tupi[1] vissero l'uno affianco all' altro, come lingue di comunicazione. Era il Tupi ad essere utilizzato dai bandeirantes[2] nelle loro spedizioni.

 

 

I gesuiti Anchieta e Nóbrega nella capanna di Pindobuçu

(dipinto di Benedito Calixto)

 

Nel 1694, diceva Padre Antonio Vieira che «le famiglie dei portoghesi e degli indios di San Paolo sono talmente legate l'una con l'altra che le donne e i bambini si educano con la religione e a casa, e la lingua che si parla negli ambiti domestici è quella degli indios, mentre la portoghese è quella che si apprende a scuola.»[3].

 

 

Il celebre bandeirante Domingos Jorge Velho

 

 

COSA DICONO I LINGUISTI

 

Sono trascorsi più di cinquecento anni da quando la lingua portoghese fu portata in Brasile. Dal secolo XVI fino al secolo XVIII, fu etichettata come “il Portoghese in Brasile”, perché era interamente lusitana[4] e non aveva superato la lingua indigena. A partire dal secolo XIX, la lingua portoghese prese il sopravvento e cominciò a distanziarsi dal Portoghese europeo; fu denominata, pertanto, “Portoghese del Brasile”.

A partire dagli anni 80 del secolo XX, fu eliminata la preposizione “di” e si cominciò a parlare di “Portoghese brasiliano”.

E’ evidente che tale dizione segnava la piena emancipazione dal retaggio coloniale, visto che l’espressione veniva a designare l’identità linguistica dei soli brasiliani[5].

 

 

CON LO ZUCCHERO

 

 

Olinda (Pernambuco) - orchestra di Frevo

 

«La Patria non è solo uno spazio geografico, ma storico e perfino melodico. Il momento in cui la lingua portoghese è diventata brasiliana è stato attraversato dalla memoria e dai suoni di popoli che non hanno mai visto nei secoli un uso così musicale di un idioma. Siamo il risultato dei nostri errori collettivi di portoghese. Ancora di più il tono che diamo al nostro discorso. Il tono è una parte della lingua, come la cadenza.

 

 

Danzatrice di samba

 

La cadenza brasiliana del portoghese è, per usare un’immagine di

Antonio Candido “zuccherata”. Siamo melodiosi nel parlare, meno frettolosi nel completare frasi e con una dizione meno “dura” del portoghese europeo.

E’ quanto ciò ci predispone ad un dato modo di cantare, lo si può immaginare.

La melodia del portoghese brasiliano non è la somma di tutti gli

accenti, né di stili melodici del Paese (dunque, un Carnevale di ritmi, dice Nelson Sorgento: jongo, caxambu, noce di cocco, embolada, calango, baiao, samba, lundum, setaccio, pianto, ciranda ed altre cose perdute)[6].

Il nostro parlare instaura una musicalità. Il nostro modo di parlare “canta” in modo differente degli altri popoli»[7].

 

 

Gli abitanti di Rio de Janeiro scherzano durante il Carnevale del 1822 (dipinto di Augustus Earle)

 

 

NOSSA LINGUA BRASILEIRA 

 

                    Friggitrice di strada                       

 

«Andai a fare un viaggio a Rondonia. Là, tra le tante cose percepii che non stavo capendo le conversazioni del popolo. Io, che parlo il portoghese del centro- est minerario credevo di essere sintonizzato con il mio modo di parlare regionale. Arrivai nel porto di confine e tentai di capire e far circolare il senso della prosa. Imparai a memoria alcune cose che condivido ora con il lettore.

Ecco la mia relazione:

Il mercante saltò dall’imbarcazione addetta al carico e scarico delle merci e gridò:

“Açai, Cajaranà, capuaçu e pupunha![8] (“Lozione contro carapanà, mucuim, mutuca e pium”)[9]. Lo prenderai, padrone?”

Mi procurai un taxi, ma mi persi d’animo nell'udire colui che mi dava informazioni dire:

- Qui, “BK è solo per fare arbusti”, capito?.. (Letteralmente non significa nulla, in altre parole vuol dire “qui è una gioia solo se hai fortuna!”).

E concluse ridendo, additandomi mentre diceva:

-“Vai di forza con la barca!” (“E’ preferibile che vai con il catamarano, piuttosto che con il taxi!”).

Appena potei, aprii la porta (“fuggii”) per non essere forzato a fare uso di un’assistenza (“ambulanza”) con destinazione un ospizio (“ospedale”) o per evitare di essere sottoposto ad una perquisizione (ispezione di polizia).

Chiaro! Dal mio modo di fare, forse pensarono che fossi matto […]!»[10].

 

Quindi, immaginiamo cosa può essere per uno straniero, comprendere appieno la lingua brasiliana!

Ma anche questo fa parte del magico giocodi vivere all’estero ed in questo caso in BRASILE!.

Vivere all’estero, ti rimette in discussione, ti fa riflettere su te stesso, su quello che hai realizzato, ti fa pensare al tuo Paese con una prospettiva diversa, ti rende curiosa di tutto, ti riposta all’infanzia, ti fa imparare una nuova lingua e nuovi modi di pensare: insomma, ti apre la mente.

 

Olinda (Pernambuco) - sfilata di bonecos (“pupazzi”) del Carnevale

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

  • Mauro Ferreira, Aprender e praticar gramatica, Sao Paulo,FTD, 2014;
  • Maria Harumi De Ponce, Silvia Andrade Burim, Susanna Florissi, Bem-Vindo!, São Paulo: Special book Services Livraria, 2009, SBS Editora
  • Glaucia Roberta Rocha Fernandes, Telma de Lurdes Sao Bento Ferreira, Vera Lucia Ramos, Muito Prazer,Sao Paulo, DIBAL, 2008;
  • Juliana Grazini Dos Santos, Monica Hallberg, Marie-Pierre Mazeas, Il Portoghese Brasiliano, Chivasso centro (TO) ASSIMIL Italia, ASSIMIL Francia 2009;
  • DIZIONARIO PLUS, BRASILIANO, Milano, Avallardi editore, 2000


[1]Tupi: lingua indigena parlata in Brasile quando la popolazione era cannibale [dalla Arte da Gramatica del Padre Anchieta - prima grammatica di Portoghese brasiliano].

 

[2] Bandeirantes: coloro che effettuavano le spedizioni di colonizzazione.

 

[3] Paul Teyssier, Historia da língua portuguesa, Lisboa: Livraria Sá da Costa, 1984 (adaptato.

 

[4]Lusitano: della Lusitania, antica regione della penisola iberica, corrispondente all'odierno Portogallo, Dizionario italiano HOEPLI.

[5] Cfr. Ataliba T. de Castilho, Nova gramática do português brasileiro, São Paulo; Contexto, 2010, p.32.

 

[6] Sono nomi di cibi, luoghi, animali ed in prevalenza musiche e danze: Coco, Baiao [cibi]; Caxambu [luogo]; Calango (rettile) [animale]; Embolada [musica]; Jongo, Samba de roda, Lundum, Ciranda (simile al nostro girotondo) [danze].

 

[7] Luiz Costa Pereira Junior, Com açúcar, Lingua Portuguesa, São Paulo: Segmento, set. 2006, p.5.

 

[8] Sono tutti frutti tropicali.

[9]  Sono nomi d’insetti.

[10] Wilson Liberato, O Pergaminho, 21 out. 2000.